Tana, regina di tutti gli incantesimi, dagli
abissi del tempo sale e senza pudore scioglie i veli del chitone per mettere a nudo le meraviglie del Salento
circondato da ogni parte dal mare. Seppur condannata ad assumere le sembianze di una statua di sale, la dea della
luce lunare e delle foreste, con nostalgia rimane aggrappata al ricordo della sua amata terra. Una terra che, non di rado, appare pietrificata, quando
lame di luce trafiggono il cielo velato da nubi, minacciando violenti scrosci
di pioggia. Al primo presagio di temporale, sopraffatti dalla canicola estiva,
gli alberi implorano Giove Pluvio affinché faccia sgorgare copiose lacrime per
ristorare il terreno assetato, mentre il vento ribelle, che non smette di
martellare la costa, solleva mareggiate, risolute a schiaffeggiare dune e scogli, che, da tempo
immemorabile, hanno deposto gli scudi. Lungo il litorale, dalla sabbia, triturata
come cipria, si sprigionano bagliori, simili a polvere di stelle, destinati a
dissolversi tra spruzzi di salsedine, mentre nella campagna inizia ad
espandersi un profumo intenso di erbe aromatiche.